Libri
Posts Photographs by Neville Gabie
Penguin
"The goal shall consist of two upright posts, eight yards apart (inside measurement), joined by a horizontal crossbar the lower edge of which shall be eight feet from the ground." That's what the FIFA rules say. What the players do - all across the world, from the rural expanses of southern Africa to the housing estates of Poland - is something different. They improvise.
Neville Gabie has photographed goalposts half-submerged in flooded meadows in Gloucestershire and among the shanty towns of Paraguay, chalked on walls in the shadow of Old Trafford and put down weirdly in the stony deserts of Tunisia. His beguiling pictures are testimony both to the beautiful game and the amazing creativity of people everywhere.
Osvaldo Soriano Fútbol Storie di calcio
Einaudi tascabili
"Mi ricordo i tempi in cui abbiamo cominciato a rotolare insieme, la palla e io. È stato su un prato a Rio Cuarto de Córdoba che ho scoperto la mia vocazione di attaccante".

Il calcio e Osvaldo Soriano: un binomio che gli affezionati lettori dell'autore argentino amano da sempre. Lo amano dello stesso amore che Soriano riservava al fútbol: silenzioso e discreto, intimo e appassionato. Centravanti di buone speranze, quando vide la propria carriera calcistica stroncata da un incidente di gioco, Soriano diventò giornalista sportivo (poi, fu il narratore di talento che tutti conoscono). E qui sono riuniti i testi sul calcio scritti e pubblicati dall'autore nel corso della sua intensa e purtroppo breve attività. Inoltre, il volume comprende un lungo racconto inedito che ha per protagonista il fantastico Mister Peregrino Fernández, un vulcanico allenatore in cui si concentra la visione del calcio - non soltanto competizione agonistica, ma soprattutto fantasia e ironica metafora della vita - che si ritrova nella scrittura dell'autore. Nel complesso, diciannove racconti che creano una galleria di personaggi, comici e drammatici, stralunati e deliziosi, sempre umanamente affascinanti. "Soriano scrive di calcio, e scrive una partita. Mette su una squadra, un suo equipo, e organizza una tattica, a seconda dei giocatori che può utilizzare. Segna, e vince il racconto... Ma incassa anche qualche goal. Quando l'obiettivo si perde e quella che pareva una storia di calcio diventa una storia di memoria, piena di altte storie".
A cura di Paolo Collo.
John King Fedeli alla tribù
Guanda

John King Cacciatori di teste
Guanda
La passione per il calcio e per le donne sono i due requisiti essenziali del perfetto maschio londinese proletario che partecipa alla " Sex Division ", un particolarissimo campionato del sesso. Le idee sono molto chiare: tot punti per ogni ragazza conquistata, bella o brutta non importa. Ciò che conta è che sia disponibile agli sperimentalismi erotici più selvaggi: è questo che può far salire vertiginosamente la taglia sulla testa delle prede. I partecipanti sono i cinque soci fondatori della Sex Division. In testa alla classifica c'è Carter, che ama il rischio e va a letto con Denise, la donna del Boia, all'insaputa di qest'ultimo, " un pazzo di serie A " che non gira mai senza il suo machete. Gli altri sono Harry, Will, Mango e Balti. Harry è il signore dei sogni: le sue visioni oniriche, che sulle prime gli istillano il dubbio di essere gay, alla fìne si rivelano premonitrici degli esiti del campionato. Will, con quel suo negozietto di anticaglie e la collczione di dischi in vinile, non ama esibire le proprie conquiste e si è iscritto al campionato prima di ritrovare Karen, la ragazza cerecbrale ed emancipata che gli cucina minesrre di verdure biologiche e pretende di stabilire con lui un rapporto paritario. Mango, perseguitato dal fantasma del fratello misteriosamente scomparso, è uno yuppie versione anni novanta che si è riscattato da un passato di povertà occupandosi di investimenti: diviso fra pub, curry house e un lussuoso appartamento a Fulham, pensa di concorrere rimorchiando le giovani prostitute di King's Cross a bordo della sua Jaguar da trentamila sterline. Difficile dire sc Carter sarà disposto a riconoscergli il punteggio: sembra troppo facile. Ma in fondo a Mango non interessa poi tanto vincere il campionato. Balti invece, disoccupato e depresso, non ha mollato la presa; ma nessuno scommetterebbe una pinta su di lui. Pericolosamente vicini alla quarantina ma non abbastanza cresciuti per rinunciare alla loro vitalità sessuale da adolescenti un po' hooligan, i personaggi di John King non hanno poi molto in comune fra loro, e proprio per questo offrono il campionario variegato di un'umanità rissosa ed esplosiva - carica di rancori sociali e non priva, nel fondo, di un elementare senso morale - ritratta in presa diretta, narrata con la stessa intensità verbale che l'autore ha già dimostrato in Fedeli alla tribù.
John King Fuori casa
Guanda
« Due guerre e una Coppa Rimet » : è questo il grido degli hooligans inglesi che, dopo aver attraversato la Manica sfasciando i traghetti, dopo aver fatto tappa ad Amsterdam impazzando nel quartiere a luci rosse e tenendo in scacco la polizia locale, sono arrivati finalmente a Berlino. Poco importa se la partita a cui assisteranno è solo un 'amichevole di fine stagione tra la nazionale inglese e quella tedesca. Importa quello che succederà - quello che loro faranno succedere prima e dopo l'incontro - fuori dallo stadio e nel centro cittadino. C'è ad aspettarli un reggimento di naziskin armati di tirapugni e mazze da baseball. Ma, soprattutto, è in discussione 1'onore nazionale, una superiorità che va ribadita a ogni costo: la razza guerriera dei British Bulldogs- la tribù perduta del proletariato inglese bianco - deve far pagare ai tedeschi i gas asfissianti della prima guerra mondiale e i bombardamenti della seconda, inscenare una grandiosa replica dello sbarco in Normandia e nello stesso tempo dimostrare ai burocrati di Bruxelles e ai politicanti venduti di Londra che la « cultura » anglosassone è e deve restare incontaminata. In questo mondo privo di orizzonti, calato in un presente che dura finche dura la forza per picchiare, è immerso senza pentimenti Tom, magazziniere per forza e tifoso del Chelsea e della nazionale per imperativo antropologico. Poco gli importa di non essere più giovanissimo, e non dà ascolto agli sporadici dubbi sul senso di quello che sta facendo. Bisogna andare avanti in nome della tradizione, di un rudimentale codice virile e della mistica del « farsi una ghignata », ubriachi di birra, sesso e violenza. Ma per altri personaggi del medesimo ambiente, esistenza vuoI dire anche memoria del passato e curiosità del futuro. Il quarantenne Harry , per esempio, durante la spedizione a Berlino trova modo - tra incontri erotici ed esperienze di droga- di elaborare il lutto per la morte del suo migliore amico, aprendosi a una concezione meno ristretta del mondo. E il vecchio Bill - lui che è rimasto a Londra, ma che allo sbarco in Normandia aveva partecipato davvero - ripensando alla guerra e al dopoguerra, ai volti del dolore e della solidarietà, decide di intraprendere un simbolico viaggio in Australia dove si è stabilito suo nipote. Con Fuori casa John King completa magistralmente la trilogia sul proletariato inglese e i suoi riti barbari iniziata con Fedeli alla tribù e proseguita con Cacciatori di teste, dei quali riprende molti personaggi. Ma, come sempre nei romanzi di King, protagonista assoluto è il linguaggio: primitivo, sboccato, fantasioso, lente insieme spietata e compassionevole che svela le fosforescenze (comiche, epiche, paradossali) di una materia brutalmente viva.
Nick Hornby Febbre a 90°
Guanda
La sorpresa. È questa la sensazione dominante in chi legge anche poche pagine di Febbre a 90'. Sembrerebbe impossibile, infatti, che un libro sul calcio (più esattamente sulla passione per il calcio, più esattamente sull'amore per l'Arsenal) riesca a contenere una gamma così ampia di temi e personaggi, a sprigionare una tale carica di commozione ed umorismo. Raccontando la sua storia di tifoso (scandita, tra l'infanzia e la maturità, dalle partite dei "Gunners" ), Nick Hornby ci descrive i multiformi aspetti di un'ossessione: le abitudini, i riti, i tic, i sogni, la depressione costante e i rari momenti estatici di un assiduo frequentatore di stadi. Così, i molti appassionati italiani della materia potranno vedere in filigrana, attraverso le vicende del football inglese ( del re.sto piuttosto note anche da noi), una parte importante della loro stessa vita. Perché la febbre del calcio, a tutte le latitudini, sembra essere la stessa. Ma questa febbre, ci suggerisce a tratti l'autore, ha anche la funzione di riempire mancanze d'altro tipo, e non è tanto slegata dai problemi esistenziali... Lui, in particolare, intravede un certo parallelismo (magari per smentirlo) fra i successi e insuccessi dell'Arsenal e le venture e sventure della propria vita: "Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente". Ecco che, grazie alla profondità e alla verve del brillante autore di Alta fedeltà, la cronaca si trasforma in romanzo; nel romanzo del football, raccontato con straordinaria competenza, ma anche in un'avvincente storia di formazione: i rapporti con la famiglia e in particolare con la figura paterna, le ragazze e le peripezie sentimentali, gli amici e il lavoro, tutti i nodi fondamentali del diventare grandi sono narrati fra un gol e l'altro. Lo sfondo? Quello della Londra metropolitana (con il contrappunto di un'indimenticabile Inghilterra di provincia), della musica (tanta musica, come in Alta fedeltà) e delle mode giovanili. Perche una delle virtù di Hornby è la capacità di calarsi nella realtà sociale, di scandagliare la psicologia delle tifoserie e di osservare i movimenti delle folle sugli spalti (un capitolo particolarmente toccante, soprattutto per noi italiani, è quello dedicato alla tragedia dell'Heysel). E anche questo si trasforma in pulsante materia narrativa: colori, gesti, spettacolo e inimitabili atmosfere.
Tony Adams Ian Ridley Fuori gioco
I nani - Baldini & Castoldi
Uno sportivo con un terribile segreto: Tony Adams, vincitore di scudetti e coppe, giocatore coraggioso e professionista esemplare, è stato per più di dieci anni un alcolista. Non un buon bevitore, ma un uomo afflitto da una pericolosa dipendenza. Anzi, da due, forti e diverse. La prima, la sua passione assoluta per il gioco del calcio, lo ha portato a vincere sui campi più famosi del mondo e a diventare una figura pubblica di successo. La seconda, I'alcolismo, lo ha lentamente minato, allontanato dagli affetti e portato vicino al baratro. Questa bellissima autobiografia racconta di un uomo nudo di fronte alla verità, capace di raccontarsi senza pudori, estremo e dignitoso al tempo stesso. Un uomo che ha toccato il fondo (carcere compreso) ed è stato capace di chiedere aiuto e ricominciare da capo. Una lunga con fessione con cui Adams ha guadagnato il rispetto di moltissimi lettori, anche di quelli che con il calcio hanno poca confidenza.

«C'è chi dice di essere nato alcolista, ma nel mio caso credo di esserlo diventato bevendo. Non è che avessi bisogno di bere per festeggiare i successi o per consolarmi delle sconfitte. Avevo semplicemente bisogno di bere. C'è un vecchio detto nel calcio, secondo il quale che si vinca o che si perda poi si finisce a bere. E questo era il mio caso. »

«Un diario impressionante e candido. . . è difficile ricordare un altro libro in cui un autore parli di se con cosìlacerante onestà.»
THE TIMES
Tim Parks Questa pazza fede
Einaudi Stile Libero
Alla scoperta di un'Italia tenera e selvaggia, spesso di irresistibile comicità, in un viaggio che unisce lo stupore e la precisione di un appassionato reportage all'incanto di un grande romanzo. Il romanzo del calcio italiano.

Si può insultare un poliziotto mentre tieni buona la mamma al telefonino? Sì che si può! Si può cantare "bruciare il meridione" quando hai la morosa napoletana? Come no! Si può gioire di più, patire di più per una partita di calcio che non per un matrimonio o una sciagura? Niente di più facile!
Stufo di vergognarsi del suo tifo sfrenato sugli spalti del Bentegodi, Verona, Tim Parks, anglo-veronese di lunga data, si butta nella mischia e segue l'Hellas andata e ritorno, in casa e in trasferta, nel bene e nel male, per tutte le gioie e le angosce di una lunghissima stagione. In un anno in cui in Italia accade di tutto e in cui, come al solito, i tifosi del Verona sono accusati di razzismi e di volgarità di ogni genere.
Da Udine a Reggio Calabria, da Bari a Torino, da San Siro all'Olimpico, eccoci in viaggio con le famigerate brigate gialloblù. Sorpresa: perchè mai, viste da vicino, appaiono così simpatiche, e armate solo d'ironia?
Abbinando un ritmo narrativo incalzante ad aneddoti spassosi, questo libro vuole offrire una riflessione sul vasto spazio mentale che in Italia, ma anche altrove, è stato invaso dal dio calcio. Un dio che pretende una fede, naturalmente.
La sola fede che può unificare davvero l'Italia: nazione imperfetta, amalgama incompleto di staterelli nemici, con i cori e le canzoni dei tifosi che fanno rivivere ostilità antiche.
Viva allora questa pazza fede del calcio, dove la bellezza del gioco incanta le folle contrapposte e il tutto finisce, senza poi troppi danni, già la domenica sera.
Così il lunedì si riesce (quasi sempre) a parlare con il resto degli italiani: quelli che tifano per un'altra squadra.
Alan Edge La fede dei nostri padri
Guanda
Alan Edge è un tifoso storico del Liverpool cresciuto in un ambiente dove la lealtà per la propria squadra era ben radicata nel sociale. Rimase scioccato quando scoprì che suo figlio non solo non aveva alcuna intenzione di seguire i passi del padre, ma addirittura preferiva la maglia del Newcastle perché era più di moda!
La Fede dei Nostri Padri è più di una storia personale, è un racconto universale scritto con grande pathos e una rara capacità di riportare in vita le preoccupazioni dei tifosi che vedono il gioco con cui sono cresciuti distrutto dallo sfruttemento commerciale.

"Il calcio: Hornby lo vedeva come una febbre, Alan Edge come una religione" - FourFourTwo
Dario Colombo - Daniele de Luca Fanatics
Castelvecchi
Un libro che nasce da una lunga ricerca sul campo: in questo caso, proprio sul campo di calcio. Gli autori hanno dato finalmente la parola ai protagonisti stessi del rito domenicale, gli utlras delle tifoserie organizzate che ogni settimana, sovranamente, occupano quelle Zone temporaneamente liberate che sono le Curve di ogni stadio italiano. La cultura ultrà scandagliata dagli autori non appare come dalle cronache ansimanti di televisione e stampa, permeata di qualità negative - intolleranza, xenofobia, violenza - coniugate unicamente per i giovani.
La caratteristica principale della cultura ultrà non è infatti il dato anagrafico (in curva tifano uniti giovani e anziani) ma il dato comportamentale: un accentuato desiderio di autonomia e di contrapposizione nei confronti di ogni autorità costituita, sportiva e istituzionale. L'opera è completata da una importante e documentata introduzione di Valerio Marchi e dalla migliore bibliografia mai pubblicata sull'argomento.
Alberto Leo Turrini Tesi di laurea
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Ultrà Le sottoculture giovanili negli stadi d'Europa
EURISPES


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